Il traffico cittadino a Mola di Bari è già impazzito!
La recente chiusura del passaggio a livello è stata programmata senza predisporre una contemporanea apertura di un' opera alternativa che garantisse la percorribilità sia pedonale che motorizzata, dividendo di fatto in due il paese.
Il gruppo "Mola 5 Stelle", ha tempestivamente denunciato i disagi dai cittadini Molesi; registrando e divulgando sui propri canali, un comunicato ed un video che mostra "la passeggiata" che gli abitanti sono costretti a fare per tornare nelle proprie residenze oltre "il muro" che divide Mola, specialmente di sera.
Percorrere la via S. Sabino per centinaia di metri, priva d' illuminazione, senza marciapiedi, isolata dal centro abitato e percorsa da automezzi ad alta velocità nei due sensi di marcia, per raggiungere il sottopassaggio ferroviario che consente ai viaggiatori l' attraversamento dal 1° al 2° binario è davvero un’impresa. In considerazione del fatto che la Rete Ferroviaria Italiana RFI costruirà un cavalcaferrovia da realizzare prima della fine 2016, e che il Comune di Mola di Bari, a proprie spese , dovrà realizzare un sottopasso ferroviario, ci si domanda per quanto tempo i cittadini dovranno continuare a subire una condizione cosi pericolosa e fortemente disagevole?
Grave è stato il mancato coordinamento tra RFI ed il Comune di Mola di Bari.
Se l'Amministrazione Comunale avesse pianificato adeguatamente i lavori con RFI, rendendo fruibile e operativo il sottopasso contestualmente alla chiusura del passaggio a livello, i disagi sarebbero stati resi più tollerabili.
La questione e' stata portata all’attenzione del Parlamento Italiano grazie all'interessamento del deputato 5 Stelle Diego De Lorenzis, segretario della Commissione Trasporti della Camera il quale ha presentato un' interrogazione parlamentare con cui si chiede se RFI abbia concordato gli interventi di propria competenza con le Amministrazioni Comunali coinvolte.
I 5 Stelle inoltre, chiedono al Ministro competente se intenda stanziare risorse economiche , o se non lo abbia già fatto, per consentire ai comuni interessati, tra cui Mola di Bari, di avviare opere urbanistiche atte a ridurre al minimo i disagi durante la realizzazione delle opere di ammodernamento che prevedono l' eliminazione di tutti i passaggi a livello ancora esistenti sulla linea ferroviaria Bari-Lecce.
Questo in pieno coordinamento con l' immediata partenza dei lavori da parte di RFI.
Attendiamo con attenzione le risposte del Governo Nazionale e dell'Amministrazione locale.
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giovedì 19 febbraio 2015
sabato 31 gennaio 2015
LA DURA VITA DEL PEDONE MOLESE
Col passaggio a livello murato,il sottovia di via Manzoni impraticabile, ai cittadini sprovvisti di auto non resta che raggiungere a piedi il sottopassaggio ferroviario in via San Sabino....
Leggi anche: QUI FINISCE MOLA
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mercoledì 21 gennaio 2015
QUI FINISCE MOLA
Qualche sera fa a Mola ha piovuto.
La pioggia, quel fenomeno meteorologico che altrove viene contrastato con il semplice gesto dell’apertura di un ombrello, l’uso di un’auto o mezzi pubblici (nei paesi dove hanno la fortuna di averli), qui a Mola ha la capacità di spaccare in due il paese e bloccare di fatto un’intera comunità.
Non è nostra intenzione raccontare nuovamente l’intera vicenda di un’amministrazione che, conscia dell’atavico problema dell’allagamento del sottovia, ha deciso di chiudere il passaggio a livello senza aver prima pianificato alcun piano alternativo per non creare disagio alla popolazione. E’ già stato scritto e detto di tutto in questi giorni e se ne ritornerà a discutere ad ogni temporale, per i prossimi mesi se non anni. Vorremmo però soffermarci sull’immagine di quei blocchi di cemento posti in prossimità del passaggio a livello, quei blocchi dove qualche settimana fa è stato esposto uno striscione con la scritta “QUI FINISCE MOLA” repentinamente fatto sparire. Quella frase va oltre la contestazione e la denuncia.
Ebbene, quei blocchi di cemento non dividono solo in due un paese ma sono, per noi, il simbolo della divisione tra i cittadini e l’amministrazione. Sono una metafora perfetta di quello che è stato il rapporto tra questa amministrazione e i suoi cittadini: divisione, lontananza, tra quello che si decide all’interno del palazzo comunale e quelli che sono i problemi di una comunità.
Un’amministrazione cieca di fronte ad un paese dove è impossibile fare una passeggiata senza rischiare di cadere, dove ci sono strade perennemente al buio da anni, un paese dove è impossibile muoversi in bicicletta, un paese dove i parchi pubblici passano dall’inaugurazione all’abbandono nel giro di poche settimane, un paese dove si fanno scelte scellerate pur di accontentare quei pochi a discapito di tutti, un’amministrazione capace solo di tassare i propri cittadini senza dar loro nulla in cambio.
Tutto questo non è amministrare un paese.
Cosa significhi esser “sindaco” ce lo dice l’etimologia stessa della parola, deriva dal greco Sýndikos che significa “amministratore di giustizia”. Significa quindi aver cura del bene e dei beni di tutti, saper compiere scelte che tutelino e che sappiano andare nella direzione della cura di chi è più debole, di ciò che è più debole. Significa mettere al centro del proprio progetto politico i cittadini ed il loro bene.
Camminate per Mola, guardatevi intorno, ovunque si ha l’impressione di un paese abbandonato a se stesso, ovunque si ha l’impressione di trovarsi di fronte quei blocchi di cemento che separano l’amministrazione dalle reali necessità dei cittadini.
Meritiamo di più, meritiamo di riscoprire la bellezza di vivere a Mola, meritiamo una politica che non sia un’avventura personale, ma un meraviglioso viaggio collettivo.
Il solo modo che abbiamo di cambiare sostanzialmente il paese in cui viviamo è di ri-pensarlo. E non possiamo ri-pensarlo riconsegnandolo nelle stesse mani di chi lo ha ridotto in tali condizioni. Impariamo a fare le scelte giuste e non quelle che fanno comodo ai “soliti”.
La pioggia, quel fenomeno meteorologico che altrove viene contrastato con il semplice gesto dell’apertura di un ombrello, l’uso di un’auto o mezzi pubblici (nei paesi dove hanno la fortuna di averli), qui a Mola ha la capacità di spaccare in due il paese e bloccare di fatto un’intera comunità.
Non è nostra intenzione raccontare nuovamente l’intera vicenda di un’amministrazione che, conscia dell’atavico problema dell’allagamento del sottovia, ha deciso di chiudere il passaggio a livello senza aver prima pianificato alcun piano alternativo per non creare disagio alla popolazione. E’ già stato scritto e detto di tutto in questi giorni e se ne ritornerà a discutere ad ogni temporale, per i prossimi mesi se non anni. Vorremmo però soffermarci sull’immagine di quei blocchi di cemento posti in prossimità del passaggio a livello, quei blocchi dove qualche settimana fa è stato esposto uno striscione con la scritta “QUI FINISCE MOLA” repentinamente fatto sparire. Quella frase va oltre la contestazione e la denuncia.
Ebbene, quei blocchi di cemento non dividono solo in due un paese ma sono, per noi, il simbolo della divisione tra i cittadini e l’amministrazione. Sono una metafora perfetta di quello che è stato il rapporto tra questa amministrazione e i suoi cittadini: divisione, lontananza, tra quello che si decide all’interno del palazzo comunale e quelli che sono i problemi di una comunità.
Un’amministrazione cieca di fronte ad un paese dove è impossibile fare una passeggiata senza rischiare di cadere, dove ci sono strade perennemente al buio da anni, un paese dove è impossibile muoversi in bicicletta, un paese dove i parchi pubblici passano dall’inaugurazione all’abbandono nel giro di poche settimane, un paese dove si fanno scelte scellerate pur di accontentare quei pochi a discapito di tutti, un’amministrazione capace solo di tassare i propri cittadini senza dar loro nulla in cambio.
Tutto questo non è amministrare un paese.
Cosa significhi esser “sindaco” ce lo dice l’etimologia stessa della parola, deriva dal greco Sýndikos che significa “amministratore di giustizia”. Significa quindi aver cura del bene e dei beni di tutti, saper compiere scelte che tutelino e che sappiano andare nella direzione della cura di chi è più debole, di ciò che è più debole. Significa mettere al centro del proprio progetto politico i cittadini ed il loro bene.
Camminate per Mola, guardatevi intorno, ovunque si ha l’impressione di un paese abbandonato a se stesso, ovunque si ha l’impressione di trovarsi di fronte quei blocchi di cemento che separano l’amministrazione dalle reali necessità dei cittadini.
Meritiamo di più, meritiamo di riscoprire la bellezza di vivere a Mola, meritiamo una politica che non sia un’avventura personale, ma un meraviglioso viaggio collettivo.
Il solo modo che abbiamo di cambiare sostanzialmente il paese in cui viviamo è di ri-pensarlo. E non possiamo ri-pensarlo riconsegnandolo nelle stesse mani di chi lo ha ridotto in tali condizioni. Impariamo a fare le scelte giuste e non quelle che fanno comodo ai “soliti”.
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